Il Bestiario – n°7

Lavorare manca?

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Lavorare manca?

Al giorno d’oggi molti plurilaureati sono costretti ad abbandonare anche la più ragionevole ambizione lavorativa. Le statistiche parlano chiaro: Italia un laureato su due trova un impiego. Addio sogno infantile allora, addio vanità. Oggi i diplomati meno fortunati in quelle facoltà un tempo prestigiose sono a spasso – con una disoccupazione giovanile del 37% – oppure fanno un lavoro che non ha niente a che vedere con il loro diploma. Lavorano nei call-center o per qualche start-up che gli infila uno zaino con del sushi sulle spalle e li fa pedalare nella gincana delle grandi metropoli. Siamo «carne da cannone e carne da macchina», scriveva su Lacerba Giovanni Papini più di cento anni fa e non possiamo dargli torto, addestrati come siamo al consumo, alla schiavitù, alla competizione fratricida. Siamo noi il problema, ci dicono, e intanto in cuor nostro un po’ ci accusiamo di essere la causa di questa malinconia che incombe sul nostro presente. Forse perché abbiamo studiato troppo? Forse perché abbiamo sognato troppo?

In copertina: “Sogna” di Mario Damiano

II / L’Editoriale di Lorenzo Vitelli e Andrea Chinappi

III / L’Italia del non lavoro di Luca Giannelli / Post-lavorare di Renato Rallo

IV / I say i sto’ ca di Antonio Martino / Il mito dell’Occidente di Mario Damiano/Ritorno alla terra di Ascanio Modena Altieri

V / Addio fatica addio arte di Angelo Crespi / Sfrega spala lava poesia di Mario Manna / L’artigianato d’arte: eredità e fascino della techné di Luca Siniscalco

VI-VII / Foto di Luciano Ferrara e poesia di Dino Campana

VIII / Lavorare stanca di Francesco Cristiano / Diario di un trasformista di Davide Bartoccini / L’appello del Bestiario di Andrea Chinappi

IX / Lampi rubrica di Federico Mosso / Bestie d’eccellenza L’artigiano della qualità? No, della realtà di Luca Giannelli

X / Lavoratori prrrrrrr! di Alessio Mannino / Di Giuseppe e il tragico interrogativo di Savino Balzano / Bastiancontrario rubrica di Sebastiano Caputo

XI / Le avventure di Mercuzio ep. 5 racconto di Daniel Albizzati

Il Bestiario degli italiani è una rivista trimestrale di approfondimento culturale, unica nel suo genere per contenuti, formato, grafica e argomenti. Certamente, nasce in un momento difficile per le riviste cartacee, difficoltà che però è connaturata alla rivista stessa in quanto lo scopo che il Bestiario persegue è proporre un modo nuovo di interpretare la realtà, fornendo al lettore un punto di vista mai banale. Infatti ogni numero della rivista si concentra su un argomento che viene sviscerato attraverso articoli, rubriche, racconti, saggi brevi, poesie, illustrazioni d’autore e fotografie – con il contributo di grandi firme del giornalismo e della narrativa contemporanea. In un momento storico dove la lettura e la concentrazione sono messi a repentaglio, il Bestiario utilizza un formato più grande del normale lenzuolo, per una lettura muscolare, immersiva e scomoda. È un prodotto artigianale, unico, che conta centinaia di abbonati e lettori fidelizzati in tutto lo stivale.

Nel solco delle riviste del primo Novecento italiano – quali “L’Italiano” di Longanesi o “Il selvaggio” di Maccari – un punto tematico della rivista è quello di raccontare il genio dell’Italia profonda, quella popolare, contadina, anarchica, conservatrice, campanilista, medievale, rurale, anticonformista, oziosa, artigiana: indaga la provincia senza essere provinciale, racconta del paese ma senza grettezza, analizza la metropoli cercandola nei suoi paradossi e cortocircuiti. In più, il Bestiario, in linea con la grande tradizione editoriale, è l’unica rivista in Italia che da spazio a giovani autori, pubblicando sulle sue colonne i capitoli di romanzi in cerca di editore – traguardo raggiunto da un nostro autore che quest’anno vedrà la pubblicazione del suo romanzo da parte di una grande casa editrice italiana.

Bibliografia: