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La fine del mondo

romanzo di fantascienza futurista

15.00 12.75

974 disponibili

15.00 12.75

Disponibile dal 20 febbraio

A partire da 60 euro di acquisto, spese di spedizione gratuite

romanzo di fantascienza futurista

Di

Volt

Indice
Prefazione
Recensioni

«Nella parte migliore della gioventù europea, si era diffuso largamente un senso di insofferenza, un bisogno di novità, una nuova sete di conquiste. La Terra era divenuta troppo stretta per gli uomini. L’umanità intera, insofferente dei vecchi legami, anelava con un animo nuovo alla conquista del cielo».

Pubblicato nel 1921, La fine del mondo è uno dei primi romanzi di fantascienza futurista, una visione avveniristica che anticipa temi cari a Bradbury, Simak, Sturgeon e soprattutto a James Blish. Volt immagina che nel 2197 l’invenzione di un materiale antigravità, la piombide, permette la costruzione di navi spaziali, le eteronavi, e l’esplorazione del Sistema Solare. La Terra è diventata invivibile per il degrado ecologico, il susseguirsi di disastri naturali, l’esaurirsi delle risorse energetiche e la sovrappopolazione. Cinquanta anni dopo, nel 2245, si costituisce la Società di Navigazione Transeterica con lo scopo di costruire una flotta di vascelli spaziali e la colonizzazione di altri pianeti, in pratica di Giove. Da questa possibilità si verifica uno scontro politico-ideologico fra i sostenitori di idee pacifiste e umanitarie e i teorici di una espansione di tipo imperiale: il protagonista Paolo Fonte, ideatore della Società, minato da un grave male, si deciderà a compiere l’azione risolutiva per il bene dell’umanità contro tutti i divieti politici del Consiglio Mondiale.

Questo romanzo è la testimonianza del clima intellettuale che si respira tra i futuristi, i primi a guardare con favore e concitazione allo sviluppo tecnologico. Insieme ai loro sogni di conquista dello spazio, però, si vedono in controluce i loro incubi e le loro angosce esistenziali.

pagine:219
anno:I° ed. 1921 - 2019

Il conte Vincenzo Fani Ciotti nasce a Viterbo il 23 maggio 1888. Dopo la laurea in Legge si avvicina agli ambienti interventisti. Nel 1916, a Viareggio, conosce Filippo Tommaso Marinetti e aderisce al futurismo. Dalla pubblicazione della raccolta di poesie «parolibere» Archi voltaici trae lo pseudonimo Volt con il quale si farà notare dai suoi contemporanei. Superato il concorso diplomatico diventa viceconsole a Nizza. La tubercolosi, che ne causerà la precoce morte, avvenuta all’età di 39 anni, lo costringe a rientrare in Italia, dove collabora con le principali riviste culturali dell’epoca. Instancabile animatore del futurismo, dà vita al Teatro Sintetico e partecipa alla stesura di numerosi manifesti del movimento, quali il Manifesto della moda femminile futurista e La casa futurista.