La Zingarata

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«Ecco, questo è essere zingari. Questa è la zingarata: una partenza senza meta e senza scopi, un’evasione senza programmi che può durare un giorno, due o una settimana. Una volta, mi ricordo, durò venti giorni, salvo complicazioni». Il Perozzi (in Amici Miei)

L’estate finisce e insieme all’autunno ci sorprende a tutti una strana malinconia. La città diventa grigia, la nebbia si fa fitta, gli impegni lavorativi incombono… Quale rimedio se non la fuga immediata? La partenza «senza meta e senza scopi» in compagnia dei più cari e fidati amici di una vita? Quale rimedio se non una macchinata ignorante, qualche aria lirica e qualcheduna invece fisiologica e liberatoria, come quella che molla il Sassaroli (che se l’era benzina – come dice il Perozzi – si arrivava a Copenaghen…)? Chiamiamo perciò a rapporto i nostri amici zingari, e prendiamo assieme la volta delle campagne, facciamo razzie di cibi e di donne, andiamo alla stazione a schiaffeggiare i pendolari, dispensiamo supercazzole a destra e a sinistra. La noia autunnale non ci avrà, lo spleen lo lasceremo volentieri ai francesi, noi ce ne andremo per la provincia, leggeri e spensierati, eternamente fanciulli, noi figli di un’Italia che ci ha dotato di tutte le caratteristiche del genio: fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione.