Pandemia

romanzo

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romanzo

Di

Guglielmo Brayda

Cara Annelise,
la ferita continua a tormentarmi giorno e notte e questo stato di veglia quasi ipnotica mi porta continui incubi ad occhi aperti, adesso, ai soliti, quelli vecchi della guerra se n’è aggiunto uno nuovo che mi terrorizza. Da quando mi trovo in questo paese neutrale lontano dai sinistri echi della guerra, mi sento come se fossi ancora con i miei compagni nelle trincee sotto gli attacchi con i gas chimici. Dopo un po’ che sono lì fermo a pensare, il tutto assume forme diverse e la realtà sembra quasi proiettata in un futuro lontano.

Nel 1919 Julian Adler, un militare al fronte durante l’epidemia Spagnola, viene ricoverato nell’Ospedale Psichiatrico di Trieste a causa di gravi problemi paranoidei. Questo disturbo schizofrenico lo porta a immaginare un futuro lontano in cui si scatenerà una nuova, tremenda epidemia. La narrazione si svolge su più piani: le lettere che Adler scrive alla moglie, la cartella clinica compilata dagli psichiatri che si sforzano d’indagare sulla natura dei disturbi del paziente, e il diario dello stesso Adler, che riporta il contenuto dei suoi deliri onirici. Durante queste visioni Adler, un personaggio che sembra uscito dal teatro di Samuel Beckett, si immagina chiuso vivo dentro uno dei sacchi che contengono i morti causati da un virus che sta sconvolgendo il mondo nel… 2019. A dir poco banale come soggetto al giorno d’oggi, se non fosse che questo romanzo è stato scritto più di quindici anni fa, da Guglielmo Brayda, nel 2004.

pagine:
anno:2004
Guglielmo Brayda è un neurologo e lavora come consulente di istituzioni mediche impegnate nella ricerca scientifica e nell’attività clinica. Ha pubblicato Il soffitto bianco (Boni editore, 1984), La donna liquida (Pendragon, 1989), Clone (Mondadori, 2000), un genetic thriller sulla clonazione umana, L’anatra dalla testa bianca (Sperling & Kupfer, 2004), romanzo ambientato nel disastro ecologico che ha desertificato il mare d’Aral, e Assenza di scelta (Sartorio, 2008).