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Potere

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Di

Guglielmo Ferrero

«L’uomo vive al centro di un sistema di terrori, in parte naturali, in parte creati da lui stesso, veri e fittizi; questi ultimi più terribili dei veri. Il Potere è la manifestazione suprema della paura che l’uomo fa a se stesso, malgrado gli sforzi per liberarsene. È questo forse il segreto più profondo e oscuro della storia».

Come si ottiene e come si mantiene il Potere? Come si forma la legittimità e come si acquisisce il consenso? Con questo saggio, pubblicato per la prima volta nel 1942, Ferrero tenta di rispondere a queste domande su cui ancora oggi, di fronte alla crisi di legittimità delle democrazie occidentali, dibattono i più eminenti pensatori. «Potere» vuole indagare proprio quell’ambiguo rapporto che, di epoca in epoca, si instaura tra dominati e dominanti, e sui problemi posti dalla mancata sintonia tra le istituzioni e i bisogni del corpo sociale. Muovendo da una concezione élitista Ferrero riconosce che il potere è sempre in mano ad una minoranza che lo esercita di fronte ad una maggioranza disorganizzata, ma aggiunge anche che le élite devono sempre rispondere a dei principi di legittimità che «si alternano da un’età all’altra, non perché si possa provare che il più recente è migliore del precedente, ma perché si adatta meglio, nonostante tutti gli inconvenienti, all’orientamento spirituale dominante».

pagine:380
anno:1942 - 2019

Guglielmo Ferrero nasce a Portici (Napoli) nel 1871 da una stimata famiglia piemontese. La fama a livello internazionale gli proviene dalla pubblicazione del saggio storico Grandezza e decadenza di Roma, tradotto in francese e in inglese, fama che lo porta, tra il 1924 e il 1929 a vedersi vicinissimo all’assegnazione del premio Nobel per la letteratura. Primo e per molto tempo unico sociologo italiano ad approfondire il concetto di legittimità del potere, Ferrero è anche un acuto osservatore della crisi di fine secolo, dell’Italia giolittiana e della Prima Guerra Mondiale, nonché uno dei più importanti esponenti dell’antifascismo culturale, ben prima del delitto Matteotti. Dal 1925 gli viene ritirato il passaporto e rimane confinato in una sua proprietà nei pressi di Firenze. Espatria poi a Ginevra, dove muore nel 1942.