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Stroncature

Il peggio della letteratura italiana (o quasi)

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Il peggio della letteratura italiana (o quasi)

Di

Davide Brullo

Indice
Prefazione

«La stroncatura è un genere nobile, connesso alle origini del giornalismo culturale. Non la pratica più nessuno. Perché? Perché in Italia puoi essere (anzi, devi essere) politicamente scorretto, ma non puoi fare il culturalmente anarchico. Insomma: sfottere il politico va bene, è redditizio perfino – per te che lo sfotti e per lui che se ne fotte –, ma non toccate libri, scrittori, i potentati dell’editoria, la cristalleria della cultura. Come mai? Relazioni. L’Italia, di facciata, è un popolo di santi, poeti, navigatori; in realtà, è un paese di mafiosi, di pavidi e di leccaculo».

Marchette, recensioni pilotate, lisciate di pelo: il giornalismo culturale ha messo al bando uno dei suoi generi più audaci, la stroncatura. Non più duelli, dunque, ma pranzi di gala, passerelle su carta stampata dove persino, anzi soprattutto i più mediocri tra gli scrittori (che della conventicola letteraria fanno parte), ricevono gli omaggi della critica. Da diversi anni e da diverse testate, Davide Brullo, un poeta prestato al giornalismo, ha riportato in auge l’arte della stroncatura e ha messo a soqquadro il banchetto – come Rimbaud ha avuto l’impudenza di orinare tra i tavoli senza badare ai papi della letteratura, ai mandarini e ai duci dell’editoria, sfregiando gli intoccabili. Quest’antologia delle sue stroncature non solo smaschera il peggio della nostra cultura contemporanea, da Baricco a Scalfari, dalla Murgia a Saviano, da Augias alla Ferrante e molti altri, ma mette a nudo tutta una cattiva tradizione italiana fatta di improvvisazione, parvenuismo, dilettantismo. Osteggiato, oltraggiato, Brullo paga con l’allontanamento dai giornali la sua anarchia culturale: «Ogni stroncatura è sempre l’ultima – quella che può stroncarti la carriera. Altrimenti, è un gioco. E l’arte di stroncare non è un gioco – è teatro. Cioè, il luogo dove si muore per davvero, pubblicamente».

pagine:204
anno:2020

Davide Brullo ha pubblicato, tra l’altro, i romanzi Il lupo (2009), Rinuncio (2014), Pseudo-Paolo. Lettera di San Paolo Apostolo a San Pietro (2018), Un alfabeto nella neve (2018) e i libri di poesie Annali (2004), L’era del ferro (2017), Gries (2019). Ha tradotto i Salmi e il Libro della Sapienza; ha fondato il quotidiano culturale «Pangea», scrive per «il Giornale». Le cose migliori le
tiene nascoste.